Lecce. Consiglio di Stato. Delli Noci Saratoga, il silicone per la claudicante anatra di Salvemini

Il Consiglio di Stato si è espresso sul caso “anatra zoppa”. “Non ho più la maggioranza e sono impossibilitato a mantenere un patto con la città. Appena svolti gli ultimi lavori tecnico amministrativi formalizzerò nelle prossime ore le dimissioni da Sindaco”.

Naturalmente sono le dichiarazioni del Sindaco di Avezzano: “non posso tradire la mia città. Il senso di responsabilità è forte e spero che la città capirà questa mia scelta e il mio stato d’animo. Sono stati 7 mesi intensi e bellissimi, lavorare per la propria città”.
Il programma di mandato per De Angelis, è il Vangelo e non potendolo applicare perchè non ci sono più i numeri tanto vale lasciare. Naturalmente questo non può valere per Carlo Salvemini, al primo turno la città ha tributato un sentimento favorevole per Mauro Giliberti, che malgrado un centro destra con enormi “palle al piede”, appare l’unica certezza di governabilità per Lecce.
Salvemini è Sindaco marcato a uomo da Delli Noci, proprio per la propensione al ribaltone ed avvitamento alla poltrona del suo vice e dei suoi adepti è Sindaco, diversamente, non lo sarebbe. Sono la sintesi, come i fatti dimostrano, di due minoranze che diventano maggioranza. E nemmeno.
L’azione sconsiderata del Delli Noci (fortemente sostenuto, cinicamente incitato e fagogitato da alcune visioni a sud) è del leader di facciata in un progetto imprenditoriale e culturale che ospita nella propria “bottega”, non pochi interessi nella capitale del barocco, con il coinvolgimento di una filiera di imprese locali e con il coworking di neo laureati che hanno prodotto un mostro di ingovernabilita’. Risultato: paralisi della Città.
Dietro Carlo Salvemini e la politica attendista del Partito Democratico leccese, schiacciato dal trasversalismo Michele Emiliano e l’asse con il vice governatore Loredana Capone, si sta cercando di lanciare una vera a propria “opa” sulla città, ben mascherata dalle centrali di potere che in quest’ultimo anno, con una formidabile campagna di marketing della delegittimazione dell’avversario, sono riuscite a catalizzare ansie, difficolta quotidiane, malcontento dovuto alla crisi genetalizzata del ceto medio, scagliando il tutto contro gli amministratori uscenti.
E’ giunto il momento che l’asse Salvemini-Delli Noci prenda atto del papocchio politico-amministrativo e che inizino a sudare freddo. Il Sindaco è stato legittimamente eletto a sintesi di due minoranze che diventano maggioranza e devono amministrare. Il Consiglio Comunale è stato legittimamente eletto, con orientamenti politico contrario proprio per emettere, come il legislatore ha previsto, atti di indirizzo politico che l’organo esecutivo, ossia la Giunta, dovrà attuare. Sindaco e Giunta, lo dovranno fare attenendosi scrupolosamente ai dettami del centrodestra, cominciando, ad esempio con la revoca di quei pochi atti che la Giunta ha emesso a danno dei leccesi, unitamente ad altri atti di Consiglio devastanti per il futuro della Città.
Chi nel centrodestra pensa alle dimissioni dimostra tutti i limiti del momento. Incapaci di fare sentesi di tanti “personaggi in cerca d’autore”, inesperti, ma vittime, inutile negarlo, di alcune divisioni interne che vanno analizzate, discusse, ricomposte nate per colpa di quei vecchi mestieranti duri a mollare le posizioni di privilegio che nella pubblica amministrazione non fovrebbero esistere.
Salvemini e Delli Noci, non sono formidabili strateghi. Nel maldestro tentativo di mettere “il cerino” nelle mani degli avversari, la responsabilità che si sono voluti assumere con il patto stipulato nel recente passato li pone con le spalle al muro. Sono in un vicolo cieco e di fronte hanno il dovere e l’obbligo di una precisa assunzione di responsabilità.
Quando si forzano gli eventi, il destino prima o poi, presenta sempre il conto.
Se il Sindaco non ha avuto subito il buon senso di dimettersi, il centro destra inizi a governare indirizzando la sua azione politica chiedendo, subito, il Consiglio Comunale d’insediamento dei legittimi eletti, appena il Commissario avrà ultimato gli adempimenti di rito. A questi ultimi buon lavoro.