Ambiente e Territorio Politica

TAP. Chi è lo Stato?

 “Il gasdotto Tap va fatto e non può essere spostato altrove rispetto all’approdo di Melendugno”. Si parte dall’unico punto certo messo a segno dal Ministro per la Coesione Territoriale Claudio De Vincenti, oltre al nostro naturalmente, secondo il quale Tap è un’ opera inutile per gli interessi nazionali , dannosa per la democrazia e pericolosa per l’incolumità pubblica”.

Possiamo passare ora alle questioni affrontate in mattinata a Palazzo Chigi: “questo non è un tavolo di compensazione, ma in cui si parla di investimenti aggiuntivi in un territorio che ne ha bisogno”, ha detto la viceministra allo Sviluppo Economico Teresa Bellanova durante la riunione e chiude le porte al pellegrinaggio del fronte dei Sindaci “illuminati”, che credono di spuntare da un governo fantoccio al servizio delle multinazionali e insensibile alle questioni politiche, un minimo di condiderazione .
Poi va in scena una rappresentazione tipica del sindacalismo italiano in era repubblicana che sostituendosi al ruolo che non svolge più la politica, mette in scena una deplorevole quanto vergognosa elemosina.
Le proposte di Confindustria e sindacati sono state diverse: sollecitare le società a dare una mano sulla questione Xylella; un supporto sulla mobilità sostenibile; contributi al miglioramento della qualità ambientale su trasporto pubblico e privato.
I sindacati hanno chiesto di finanziare la formazione e l’alternanza scuola-lavoro, oltre al ciclo del freddo legato al gas per l’agroindustria.
Proprio quello che compete alle Regioni. Ossia promulgare una legge che Prospettive Future chiede da sempre, un “salario minimo di inserimento sociale” da conferire ai giovani che si vogliano impegnare in progetti di alternanza scuola-lavoro e volontariato. Nell’artigianato e nel restauro dei beni culturali i primi, in lavori socialmente e civilmente utili e che coinvolgano in quota parte i secondi ed una buona parte del loro tempo.
Tutto quello che la classe politica, che occupa indegnamente le più alte cariche dello Stato, nella forma di governo ormai ha dismesso. Quello che non fa più, compito mandato in soffitta perché proprio di uno Stato sociale e non, invece, di uno Stato liberale che si preoccupa di non interferire nelle scelte dei “grandi manovratori”: le lobby e le multinazionali del profitto della peggiore specie, del gas e del petrolio, che tengono in scacco le politiche ambientali ed energetiche di interi continenti.
Scelte transnazionali che riguardano gli interessi geopolitici in capo ai continenti ed ai potentati che determinano strategie di guerra, decidono gli schieramenti da appoggiare quando si vota, finanziano le campagne elettorali all’americana, le convention dalle quali vengono scelti gli esponenti più rappresentativi, i politici più indegni,  da “ficcare” nei listini bloccati.
Ecco, che l’interlocutore non è più la politica ma Tap.
Essa per bocca del suo “country manager” (tradotto “il faccendiere”), interloquisce direttamente con i rappresentanti del territorio con il cappello in mano ed afferma:  “Valuteremo i progetti presentati sotto il profilo tecnico ed economico – ha commentato Tap – per contribuire ad affrontare le problematiche più sentite a livello locale, come quella relativa a Xylella”.
Petto in fuori, sguardo fisso verso gli interlocutori, voce sicura, a Palazzo Chigi, sembrano i padroni di casa.
Presente per conto della Regione Domenico Laforgia, a capo del Dipartimento per lo Sviluppo Economico, ma, come ha ribadito, era lì solo per ascoltare, senza presentare alcuna proposta. Praticamente una sorta di Ponzio Pilato dell’era moderna. Il governo del territorio ridotto al ruolo di guardone. 

Per la prima volta, presenti il Presidente della Provincia di Lecce Antonio Gabellone (che si è giocato oggi la possibilità di essere rieletto Presidente della Provincia, se ne accorgerà  a tempo debito del favore miope che ha fatto al fronte trasversale dei Sindaci amici di Emiliano)  e una delegazione di altri Sindaci che vogliono essere visibili al Partito Democratico, in odore di candidatura e che hanno chiesto di essere coinvolti, Mario Accoto di Andrano e Giuseppe Taurino di Trepuzzi.
“Abbiamo appreso – dice Gabellone – che non esistono ipotesi per cui l’opera possa non essere fatta o fatta altrove. Abbiamo manifestato le preoccupazioni su un ragionamento complessivo relativo al Salento, tra necessità di decarbonizzazione, trivelle, Xylella. Abbiamo chiesto di poter acquisire le proposte di Confindustria e organizzazioni sindacali”.
Una pagliacciata degna del ruolo che questa politica inqualifacabile svolge nel Salento e nel meridione, indegna ed indecorosa, offensiva per le intelligenze individuali e collettive.
Hai la giacca e cravatta nel cervello? Non vuoi lottare per la tua terra? Hai di fronte un gigante di potentato economico-finanziario? Credi che la partita sia persa in partenza?
Stai defilato, in silenzio, come un coniglio e trema, ma non rompere i coglioni.  All’orizzonte  c’è “Leonida del Salento” con i suoi “300”, pronto a sfidare i giganti Saraceni guarda già alla poltrona di Palazzo Celestini e cavalcando le truppe populiste del trasformismo nostrano, è pronto a  posizionare un altro colpo strategico.
Sotto la pioggia a Melendugno, uno sparuto gruppetto di antagonisti fotocopia dei vecchi sessantottini, qualche femminista in preda ad una crisi di nervi e quattro ragazzini convinti di poter rappresentare un adeguato “fronte di lotta”: ad oggi, è fin troppo certo che Tap e Snam porteranno avanti i loro lavori.
Potreste stare tutti a casa, la vostra democrazia, i vostri canti di lotta partigiani, la vostra utopia secondo la quale la sovranità appartiene al popolo, ha fatto la sua magra figura e vi ha travolto tutti, a destra, al centro a sinistra, paradossalmente le figuracce le evitano solo i populisti. Che tristezza.
 

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