Tap, la storia si ripete. Amara terra mia

Geopolitica. Vertice su Tap, crolla il fronte dei Sindaci il tavolo si allarga. Sul tema delle compensazioni anche l’immancabile CGIL. 

  • Editoriale di Giovanni De Luca

Era solo questione di tempo, lo dicemmo nei corridoi dell’ipocrisia della politica nei giorni durante i quali i Sindaci del territorio -alcuni dei quali spinti da assessori e collaboratori – sottoscrissero un documento unitario da inviare alle cariche più rappresentative del Governo. Dicemmo: “non durerà”.

Non è durata.

Le elezioni politiche sono alle porte e le carte vanno giocate tutte, anche su più tavoli e fronti,  cercando di “spuntare” qualcosa ma non si parli di  vantaggi per la collettività perché non ve ne sono. Nemmeno per l’ambiente e per il territorio.

Recentemente esponenti del territorio hanno fatto crollare la diga del dissenso e della chiusura totale ad un opera di straordinaria importanza per gli assetti geopolitici sovrannazionali, fondamentale per gli equilibri planetari sul piano economico e degli approvvigionamenti energetici legati a politiche liberalcapitalistiche.

Tap è una aggressione violenta contro la natura, contro gli equilibri ormai precari dell’ecosistema,  simbolo dell’usurpazione del potere scagliato contro i valori fondamentali della democrazia, strumento delle élite  contro il volere dei popoli e delle genti.

A Roma senza mandato dei rispettivi Consigli Provinciali e Comunali, senza nessuna conferenza dei Sindaci,  si sono incontrati i rappresentanti di se stessi, con il Ministro della Coesione Territoriale, Claudio De Vincenti e la Vice Ministro allo Sviluppo Economico, Teresa Bellanova. Oltre alla parti sociali, c’era anche il professor Laforgia per conto della Regione Puglia (quindi, c’era anche la Regione se pur “camuffata”) e c’era anche la Cgil che dà per scontato l’interesse strategico dell’opera. Il sindacato da sempre doppiogiochista, in piazza in difesa dei diritti sociali e collettivi, nelle stanze del potere a braccetto da sempre con Confindustria. Il sindacato che alla fine di ogni carriera dei suoi Segretari Generali li accomoda fra i banchi del parlamento.  Non poteva mancare.

Il governo insiste:  “il gasdotto si deve fare” ed i  rappresentanti di se stessi partiti dal territorio si sono arrogati il diritto,  la presunzione, di legittimare attraverso l’accettazione del dialogo, il riconoscimento Istituzionale che rappresenta le chiavi ed il lasciapassare dell’opera.
Il comunicato stampa di CGIL poi, è una presa in giro contro se stessa: “Riteniamo necessario un monitoraggio costante su salute e ambiente, oltre che sull’impatto occupazionale”.
Non vi saranno né l’una, né l’altra.
Noi saremo vigili e memoria per richiamarli ad una precisa assunzione di responsabilità. La procedura è la stessa usata per Cerano anni fa, li’ fu ancora più antidemocratica sotto il profilo del ribaltamento del quesito referendario. Altro che “la sovranità spetta al popolo che la esercita nelle forme stabilite dalla Costituzione”. Siete la negazione di ogni principio democratico ed una casta privilegiata di ipocriti.
Gli investimenti di Tap non saranno di privati, sono capitali e proventi di ignoti “partita di giro”,  che saranno prelevati successivamente a “fior di miliardi di euro” in qualche modo da fondi pubblici.
Tanto sono ipocriti che dietro lo sventolio della battaglia per la sostenibilità ambientale, l’innovazione e la decarbonizzazione dell’economia salentina e pugliese, omettono di affermare che quest’ultima è già nei programmi dei prossimi vent’anni.
La soddisfazione di Tap è indescrivibile. Con il minimo sforzo il “muro contro muro” è stato fatto crollare. Sono bastate le velleità di uno sparuto gruppo di persone a discapito di una intera popolazione.Una vigliaccata istituzionale anche contro il collega Sindaco di Melendugno Marco Poti’. 
Un comportamento inqualificabile di una classe politica ignorante, furba, ma non intelligente, figlia di sangue dei traditori del Mezzogiorno ai tempi dei Borbone, adagiata e supina ai tavoli romani  che un tempo nonblontano, falsamente investivano in infrastrutture al Sud ma non servivano per emancipare le nostre genti, creare collegamenti e sviluppo, bensì per depredare con più facilità i contadini dei mosti di assoluta qualità utilizzati al Nord per il “taglio” correttivo delle caratteristiche organolettiche delle “ciofeche” piemontesi, venete e toscane.
Figli di quella classe dirigente che la questione meridionale l’ ha resa resa veramente tale, staccandola da un quadro più corretto, ossia dalla questione nazionale delle necessità del sud.
Quanto accade ancora oggi, è umiliante, mortificante. AMARA TERRA MIA. Lo conosci il Sud?
Tu non conosci il Sud, le case di calce da cui uscivamo al sole come numeri dalla faccia d’un dado” scriveva Vittorio Bodini, oggi attraversate da un inutile tubo che squarcera’ il ventre del Salento.
Chi ha subito qualunque operazione chirurgica al ventre, sa’ che periodicamente, anche con il cambiare del tempo e delle stagioni, i dolori tornano lievi ma puntuali. Certe cicatrici se pur rese impercettibili dalla chirurgia estetica e dalla miglior mano medica, non rimarginano.
Per non parlare di quelle dell’anima, perché Tap non colpisce solo l’ambiente ed il territorio. Così come altri territori del mondo, anche dell’evoluto Nord, colpisce come tutte le imposizioni “strategiche” mentre i popoli sono costretti al compito di spettatori con ben altre esigenze, aspettative, necessità che i governanti e gli amministratori locali non comprendono o fanno finta di non capire. Un vuoto nell’anima, interrogano sul principio etimologico del termine “democrazia” che non trova più risposta.
Lo faremo noi  perché torneremo sull’argomento.

 

Sovranità Monetaria

Ci onoriamo di poter riportare integralmente un intervento straordinario di Cosimo Massaro, essendone stati autorizzati dall’autore stesso, con la speranza che sia l’inizio di una lunga collaborazione una qualificata diffusione di notizie in difesa della “sovranità monetaria” e per l’avvio, da parte dell’APS “Prospettive Future” del Dipartimento di Studi Economici “Giacinto Auriti”.

(Giovanni De Luca)

  • di Cosimo Massaro

Articolo I° della costituzione
“..la sovranità appartiene al popolo…”
Senza sovranità monetaria non ci può essere nessuna sovranità popolare

“Un Paese che non si indebita fa rabbia agli usurai”

(Ezra Pound)

Come non dare ragione al grande poeta americano, che con la sua sensibilità, aveva compreso bene il vero scopo delle plutocrazie internazionali mirato a conquistare tutti i popoli del mondo.
Ci sono solo due modi per conquistare una Nazione, uno è con la guerra, cioè con le armi, l’altro, molto più subdolo, ma non per questo meno efficace, è il debito.

Il ruolo di una colonia
Una Nazione con il suo popolo, senza sovranità monetaria può solo svolgere un ruolo marginale di colonia, per essere solo fonte di risorse, umane, culturali, energetiche ed alimentari per quelle altre Nazioni che sfruttano la situazione.
Dopo l’unità d’Italia, realizzata con una guerra sanguinosa, il Sud diventò una colonia del Nord a tutti gli effetti e dopo oltre 150 anni, il divario non è stato ancora colmato. Per poter sviluppare un territorio, oltre la ricchezza umana e territoriale occorre sviluppare infrastrutture, strade e mezzi di trasporto per costruire quel tessuto sociale organico che ne consenta lo sviluppo di un territorio. Ma purtroppo questo non è ancora avvenuto. Pensate che tutte le vie di comunicazione, cioè le arterie principali che partono dal mezzogiorno sono sviluppate solo verso il Nord Italia. Partire dalla Puglia per andare in Sicilia, passando dalla Basilicata e dalla Calabria, è un’odissea .
Ma il sistema colonialistico non si è mai arrestato. Oggi l’Italia intera, come tutto il Sud Europa (Italia ,Spagna, Grecia e Portogallo) è diventata solo una colonia del Nord Europa. Il Sud Europa oggi è stato conquistato con una vera e propria guerra economica. Centocinquant’anni fa,per fare l’Italia, il generale Cialdini usò i cannoni rigati per sconfiggere l’ultimo baluardo della resistenza di Gaeta. Oggi si usa lo spread e le cannonate partono dalle agenzie di Rating ( in mano agli stessi poteri economici, usurocratici) per abbassare o alzare la solvibilità degli Stati, consentendo di fatto la conquista di una nazione attraverso l’utilizzo di debito pubblico truffa. Una vera guerra, ma di stampo economico monetario. Di fatto oggi si è generata una Europa del Nord che produce, ed una Europa del Sud consumatrice e colonia dello stesso Nord, dove una Germania cinica sta svolgendo quel ruolo che in passato è stato svolto dai Savoia. Oggi tutti i popoli del mondo, chi più e chi meno, sono schiavi e colonie di una moneta debito di proprietà degli usurai, vedi ad esempio il dollaro che impone il suo signoraggio a livello planetario attraverso il petrol-dollaro, cioè il petrolio lo si può comprare solo in dollari.
La moneta deve essere funzionale alla cultura della vita e non della morte!
Ogni popolo ha tutto il diritto di poter finanziare la propria economia con la propria moneta. Una moneta libera dal debito e di proprietà del portatore, secondo gli insegnamenti del prof. Giacinto Auriti. Una moneta di proprietà del popolo e non di banchieri privati che la emettono a costo nullo solo con l’unico scopo di indebitare tutti.
Il cartello bancario, formato da Banche Centrali e Banche Commerciali, sotto regime di monopolio, crea moneta dal nulla e la presta richiedendola indietro con l’aggiunta di interessi, che dovrebbero essere ripagati con parte di denaro che non viene mai generato.
Le banche centrali, attraverso l’utilizzo del mercato finanziario, sono specializzate ad indebitare gli Stati, mentre le banche commerciali indebitano i cittadini, le aziende e tutta l’economia reale.
Attualmente, l’unica ragione per la quale manca il denaro nell’economia reale è perché il sistema bancario non permette la sua circolazione : non esistono miniere di denaro, non abbiamo bisogno di cercarlo chissà dove e non dobbiamo aspettare che cada dal cielo, perché la moneta, effettivamente, la si crea dal nulla e per tale motivo dovrebbe essere generata, gestita e distribuita dallo Stato secondo le proprie esigenze funzionali alla cultura della vita e non della morte. Per tale motivo è assolutamente necessario possedere la sovranità monetaria.
Bisogna sostituire questo attuale e assurdo sistema economico perverso basato sul debito, saldamente in mano a banchieri senza scrupoli.
Con la sovranità monetaria, senza indebitare nessuno, si potrebbe generare tutto quel denaro che serve per:
-Riappropriarci di tutti gli asset strategici necessari per la nostra nazione, svenduti ai privati dal
1992
-Mettere in sicurezza tutto il nostro patrimonio storico culturale
-Mettere in sicurezza tutto il sistema idrogeologico prima che avvengano altre sciagure
-Risanare tutte le zone altamente inquinate come ad esempio l’ILVA di Taranto oppure la terra dei
fuochi in Campania
-Si potrebbero finanziare politiche a favore delle famiglie
-Si potrebbero attuare politiche finalizzate alle nuove nascite ( siamo un paese che per nascite è a tasso negativo, se il trend continua siamo un popolo destinato all’estinzione)
– Finanziare sviluppo ricerca e cultura, industria, artigianato, agricoltura, commercio e tutto ciò che rappresenta il made in Italy
Così facendo si farebbe ripartire quella “domanda interna” volutamente distrutta da uomini come Mario Monti che per sua stessa ammissione in TV ha dichiarato: “…stiamo distruggendo la domanda interna attraverso il consolidamento fiscale”, cioè stiamo distruggendo tutta la nostra piccola e media impresa, grazie alla tassazione.
Evidentemente il suo operato doveva essere funzionale ad ottemperare ad ordini impartiti da strutture oligarchiche sovranazionali e non doveva rispondere alle vere esigenze del popolo italiano.
L’Italia è un paese ricchissimo, ma ci hanno fatto credere che siamo poveri!
“Attualmente, facendo leva sul riflesso condizionato causato dall’abitudine secolare di accettare moneta in prestito con il suo conseguente debito caricato di interesse, il sistema bancario ci espropria del dovuto e ci indebita del suo corrispettivo per un costo del denaro che arriva al 200% con l’aggiunta degli interessi. Il differenziale che passa tra meno 100 (cioè il debito) e più 100 (cioè il credito) è esattamente del 200%. Qui abbiamo superato abbondantemente l’usura e siamo arrivati alla truffa. Uno Stato se stampa 100 Euro senza indebitarsi con nessuno, può spenderli direttamente per creare ricchezza, se invece li chiede in prestito ad un istituto privato, anche se realizza un bene, avrà un debito da estinguere e finché non lo azzera, il prestatore sarà il vero proprietario della nuova ricchezza generata. Per questo motivo, con la moneta debito, non solo siamo espropriati dei valori monetari ma anche di tutti i beni che realizziamo e che la moneta rappresenta. Viceversa se abbiamo la possibilità di creare noi la nostra moneta che ci serve per le nostre esigenze, raddoppiamo la ricchezza di una Nazione. Da una parte abbiamo i beni reali e dall’altra i beni convenzionali, cioè la moneta.
Dobbiamo consapevolizzare che l’Italia non è una nazione collocata nel deserto del Sahara, non è una nazione povera, ha un territorio ricchissimo, baciato dal Signore, posizionato in una fascia equatoriale ottimale, specialmente il Sud Italia per quanto riguarda il comparto agro-alimentare ricco di biodiversità. Abbiamo un territorio circondato da un mare stupendo, il nostro patrimonio storico-archeologico è una ricchezza ineguagliabile, siamo una popolazione ricca di inventiva, l’ingegno, l’artigianato e il design italiano e tutto il made in Italy sono tra i più apprezzati al mondo, il comparto di piccola e media impresa operante in tantissimi settori é tutt’ora invidiato da tutti, non a caso negli anni ’80 eravamo diventati la quarta potenza economica mondiale davanti all’Inghilterra.
Quindi pur essendo un popolo ricchissimo, ci hanno fatto credere che siamo poveri e indebitati, ma questa è una colossale balla. Dobbiamo solo quantificare e monetizzare tutte le nostre ricchezze e le nostre potenzialità per far ripartire immediatamente il nostro amato paese e per riportarlo, nel giro di un paio d’anni, alla posizione che merita.
Le attuali tasse sono contro il diritto alla vita!
Con la Sovranità Monetaria, la “tassazione” avviene all’origine della creazione della moneta, pertanto non ha senso imporre enormi tasse ai cittadini quando puoi generare tutto il denaro che serve. Un minimo di tassazione deve avere il solo scopo di mantenere sempre nel giusto equilibrio la massa monetaria in rapporto ai bene e servizi da scambiare e al numero di abitanti di una nazione.
Attualmente, invece, le tasse sono finalizzate all’espropriazione di beni privati. Pagare un “affitto annuale” (IMU-TASI) per poter vivere nella propria abitazione è inconcepibile. Se devi pagare per vivere in un locale di tua proprietà vuol dire che non è più tuo e se non riesci più a pagare alla fine dei conti verrà espropriato oppure venduto all’asta.
La “proprietà privata” è nata per tutelare il diritti dei cittadini preservandoli dal potere centralizzato, oggi invece siamo stati “privati della proprietà” per essere spremuti come dei limoni con lo scopo di mantenere l’élite dominante.
La proprietà non deve essere considerata un “peccato” che necessita di essere tassato, ma un diritto di ogni uomo per la propria dignità e il proprio sviluppo personale.
Di seguito riporto i punti fondamentali a garantire una moneta come strumento di diritto sociale.
Manifesto ideologico per la Giustizia Monetaria proposto dal prof. Giacinto Auriti,:
1)Moneta di proprietà del portatore.
2) Senza riserva.
3) Rarità monetaria controllata e finalizzata agli interessi sociali e non a quelli dell’usura.
4) Reddito monetario di cittadinanza.
5) Codice dei redditi sociali.
6) Trattenuta all’origine dei fondi per esigenze fiscali di pubblica utilità.
7) Moratoria dei debiti (ed eventuale sciopero dei debitori) in attesa dell’accertamento della proprietà dei valori monetari e della relativa compensazione di dare-avere.
8) Costituzione di un dicastero per il risarcimento danni da usura (analogo al risarcimento danni di guerra).
9) Divieto di signoraggio: tutti possono prestare moneta tranne chi la emette.
Creazione e circolazione della massa monetaria
Una volta creata la giusta quantità di massa monetaria dall’interno del sistema sociale, una possibile attuazione di tale processo di emissione e circolazione potrebbe svolgersi in questo modo.
Il valore monetario creato dal nulla, dovrà essere gestito attraverso una struttura preposta a svolgere tale funzione, a differenza di come avviene oggi con l’attuale sistema bancario privato, che crea dal nulla il denaro prestandolo al solo scopo di indebitare tutti. Quando questa funzione sarà svolta internamente dal sistema sociale, tutto ciò alimenterà la crescita e il benessere di tutti senza indebitare nessuno. Tale massa monetaria, che comprende quella cartacea, quella metallica e il denaro scritturale (cioè i numeretti che appaiono sul monitor del pc), potrà essere creata e quantificata dal Ministero del Tesoro e dalla Zecca dello Stato secondo le direttive del governo e depositata in un Conto Patrimoniale presso Banca Centrale, dove sarà custodito anche tutto l’oro degli italiani. Tale istituto centrale, dovrà essere dichiarato di proprietà pubblica ad azionariato popolare, per consentire la distribuzione della ricchezza al popolo italiano che per diritto storico e culturale ne possiede le giuste caratteristiche secondo i criteri stabiliti dallo “Ius Sanguinius” e non dello “Ius soli”. “1”
Tale massa monetaria, rappresentativa di ricchezza reale, potrà essere direttamente spesa per realizzare tutto quello di cui il popolo ha bisogno, eliminando di fatto quella vecchia consuetudine di emettere titoli del debito pubblico per avere in cambio banconote.
Lo Stato, a questo punto, può prelevare dal suo conto patrimoniale, tutto il denaro che serve alla spesa pubblica per garantire i suoi bisogni e per far prosperare la Nazione, contabilizzando il prelievo prima nell’Entrate dello Stato e successivamente, quando lo spende, nelle uscite.
Tale massa monetaria dovrà possedere, come spiegato già da Auriti, la qualità del valore, come un tempo era prerogativa dell’oro e non la sua negatività , cioè quella rarità dovuta alle cause naturali e dovrà essere sempre commisurata nella giusta quantità per mantenere il corretto equilibrio del sistema organico sociale.
Non dovrà esserci troppa moneta in circolo, altrimenti si inflaziona e non dovrà essercene troppo poca altrimenti si deflaziona, ma dovrà circolare sempre la giusta quantità in base al numero degli abitanti di una nazione e in virtù dei beni e servizi da misurare e scambiare.
Alcune scuole economico-monetarie neokeynesiane come M.M.T. ( Modern Monetary Theory ) pensano che per far circolare la moneta servano le tasse altrimenti il sistema si blocca. Personalmente penso che non siano le tasse a far circolare la moneta, ma sono i bisogni di ognuno di noi a farla girare, generando di conseguenza ricchezza. Proprio come avviene anche in un qualsiasi organismo vivente impegnato in una attività fisica, quando le sue fibre muscolari avranno bisogno di più ossigeno ed energia, questa sarà distribuita attraverso una maggior velocità della circolazione sanguigna, come avviene con la dinamo, più gira e più energia produce. La moneta è un bene a valore ripetuto che si rigenera ad ogni scambio.
In conclusione, sintetizzando, si può affermare che la circolazione monetaria all’interno di una nazione nasce da un “bisogno fisiologico” che viene espletato attraverso uno strumento monetario ufficiale istituzionalmente riconosciuto dallo Stato con il quale, in seguito, potrà anche riscuotere un eventuale minimo di tassazione utile a mantenere nel giusto equilibrio la massa monetaria. Ma tale scambio, tra istituzione pubblica e cittadino, dovrà sempre essere mirato comunque sia, ad esaudire i bisogni della popolazione attraverso lo scambio equo corrisposto da servizi gratuiti.
Una cosa simile avviene anche nella nostra circolazione sanguigna, quando il sistema arterioso, di colore rosso , porta l’ossigeno dai polmoni a tutte le cellule del corpo e riporta indietro l’anidride carbonica attraverso il sistema venoso, per espellerla dai polmoni” (2)
Conclusioni
Concludo sottolineando il fatto che per riequilibrare la società con senso di giustizia, è fondamentale riprenderci il sacrosanto diritto di stampare la nostra moneta, per depotenziare l’oligarchia finanziaria e riprenderci il maltolto. Bisogna opporsi con tutta la forza a questo tipo di globalizzazione che mira a distruggere tutte le diversità e che tende ad omologare tutto e tutti. Ma la forza per riaffermare tale diritto, un popolo la può trovare solo se consapevole della problematica e delle sue radici storico-culturali.
Bisogna far risorgere il forte spirito del popolo italiano , che affonda le sue radici nella ricchezza dei popoli italici, nella filosofia greca, nel diritto romano e in duemila anni di valori cristiani. Senza questi basilari valori difficilmente riusciremo a raggiungere tale obiettivo.
1) Fonte https://it.wikipedia.org/wiki/Ius_soli
Ius soli (in latino «diritto del suolo») è un’espressione giuridica che indica l’acquisizione
della cittadinanza di un dato Paese come conseguenza del fatto giuridico di essere nati sul suo territorio indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori. Esso contrappone allo ius
sanguinis (o «diritto del sangue»), che indica invece la trasmissione alla prole della
cittadinanza del genitore
2) Le parti scritte in corsivo sono state estrapolate dal libro “Che Cos’è il Signoraggio Bancario” di Cosimo Massaro Edizioni

Lecce. Il Rettore Zara interviene sul filobus. De Luca: colleghi i Comuni di prima fascia con l’Univeristà

Il Magnifico Rettore dell’Uni­versità del Salento V­incenzo Zara nelle scorse ore è intervenuto nel dibattito a mezzo stampa inerente la questione filobus che l’am­ministrazione di Lecc­e guidata dal Sindaco Carlo Salvemini vorrebbe dismettere­.

La posizione del Rettore rimarca, a tratti la posizione espressa dal Consigliere con delega alla Mobilità dell’Unione dei Comuni del Nord Salento Giovanni De Luca.

“I mezzi pubblici che­ al momento collegano­ la città di Lecce co­n il complesso universitario Ecotekne non sono né sufficienti n­é funzionali per sodd­isfare il numero di c­ittadini e soprattutt­o di studenti che ogn­i giorno si spostano ­dalla provincia e dal­la città per raggiung­ere il campus – afferma Zara. Tanti ­sono stati nel tempo ­i progetti per render­e i collegamenti più  pratici ed agili tra ­la città e la zona universitaria extraurba­na, ma nessuno è ma  ­stato pienamente real­izzato. Oggi è possibile associare questa ­esigenza del territor­io a quella del Comun­e di Lecce di trovare­ una soluzione all’an­noso problema filobus­. In un’ottica di mob­ilità più efficient­e   e capace di erogare s­ervizi più flessibili­, invece di dismetter­li, si potrebbero ris­ervare tutti i mezzi ­filobus per creare un­a sola linea dedicata­ a collegare la città­ con il plesso univer­sitario. Il percorso ­del filobus, ricalcando parzialmente quell­o dell’attuale linea ­27, potrebbe toccare ­solo la stazione, le ­porte di accesso al c­entro storico su Vial­e dell’Università ed ­il terminal dei bus extraurbani e per l’ a­eroporto per poi dirigersi ad Ecotekne, se­nza interferire minim­amente con la restant­e area del centro sto­rico. In questo modo ­il transito sarebbe e­ssenzialmente limitat­o a parte dell’anello­ esterno della città,­ su strade larghe che­ ne consentirebbero u­na facile gestione me­ccanica. Si realizzer­ebbero così, oltre al­ collegamento tra i p­iù importanti plessi ­universitari, anche c­ollegamenti frequenti­ tra punti chiave del­la città”.
Proprio in questo senso era intervenuto il Consigliere dell’Unione precursore di un dibattito che ora acquisisce tutti i crismi dell’autorevolezza per l’interesse manifestato da una delle voci piu autorevoli del territorio. Nel suo intervento  De Luca aveva dato ragione al piano dell’Amministrazione guidata dall’On. Adriana Poli Bortone. Ora si addentra nella più ampia riflessione:  “il Magnifico Rettore ­Vincenzo Zara, nella ­sua autorevolezza,  l­egittima la proposta ­che ho avanzato nei g­iorni scorsi e  pone ­sul tavolo del confro­nto politico  la nece­ssità di ripensare e ­migliorare  il sistem­a dei trasporti pubbl­ici. I nostri interve­nti scaturiscono da u­na reale necessità  d­i integrazione e coll­aborazione fra divers­e istituzioni ed esig­enze degli utenti pen­dolari, lavoratori e ­studenti. Diversamente la quest­ione filobus si dovre­bbe inquadrare in una­ partita fra tifosi, ­”filobus si” o “filob­us No”. Personalmente prendo ­atto  delle antipatie­  dei leccesi verso l­a “ragnatela” ritenut­a antiestetica in una­ Città che dei beni a­rchitettonici trae li­nfa vitale per uno sv­iluppo socio-cultural­e,  poi  bisogna  far­e i conti con gli inv­estimenti precedenti ­( ben 23 milioni di e­uro) e con la tutela ­ambientale, della sal­ute pubblica e della ­salvaguardia dei monu­menti stessi. Quindi ­la questione filobus ­assume anche  un sens­o logico basato su un­a corretta azione amm­inistrativa ispirata ­a criteri di buon gov­erno e ai principi di­ economicita’, effici­enza e funzionalita‘”.
Il ragionamento dell’amministratore del Nord Salento verte anche su dati di fatto inconfutabili.
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“Il Ministero ha rite­nuto di investire su ­Lecce anche sulla base di­ una progettazione re­ale – sostiene De Luca –  al cospetto di a­ltre città delle stes­se dimensioni ed anch­e più grandi, magari ­anche più centrali ne­lle dinamiche della m­obilità nazionale anc­he perché il piano  d­ella mobilità pensato­  dall’On. Adrina Pol­i Bortone – sulla cui­ visione amministrati­va io sono ancora ass­olutamente d’accordo-­  aveva una visione e­uropea.
Ora, da  queste osser­vazioni indispensabil­i, vorrei  avvalorare­ delle libere rifless­ioni in merito alla n­ecessità di collegare­ l’Università del Sal­ento (con specifico r­iferimento ad ekotekn­e) il nord salento de­potenziando il traffi­co veicolare dalla ci­ttà, e abbreviando i ­tempi di percorrenza ­per chi vuene da Tara­nto ed attraversa l’U­nione.
Qui entrano in gioco ­per molteplici esigen­ze,  i comuni ritenut­i dal capoluogo “comu­ni corona” e di prima­ fascia, l’Università­ ed altri attori del ­territorio quali la p­rovincia e la regione­.
Si hanno precise esig­enze comuni e c’e’ bi­sogno di un luogo di ­dialogo,  di compensa­zione, che parta dal basso e che noi siamo­ in dovere di rappres­entare.
A mio avviso  quel lu­ogo potrebbe essere l­’agenzia della mobili­tà dell’Unione dei Co­muni del Nord Salento­ e mi faccio promotor­e di un incontro con ­il Rettore, dopo esse­rmi incontrato con FS­E ed aver incassato l­a loro disponibilità,­ dopo aver incontrato­  il Sindaco Salvemin­i con il Presidente d­ell’Unione Giuseppe T­aurino e che incontre­remo di nuovo nei pro­ssimi giorni”.
Terza Via aveva già espresso la propria convinzione in un precedente articolo, con il quale si é dimostrata la totale inesperienza e improvvisazione della neo amministrazione leccese.

Lecce in provincia di Caporetto. Le vittorie mutilate di un'anatra reduce e zoppa

Il 1992 sancì il tracollo di un sistema politico dove partitocrazia e fatti di malaffare possono riempire, soli,  pagine di storia. Scritta da noi sarebbe la vera storia d’Italia realizzata con il “sangue e con l’inchiostro” versati per l’alternativa a quel sistema. Sacrificio di coloro i quali sedettero dalla parte del torto, non perché tutti gli altri posti erano occupati -come scrisse Bertold Brecht- ma nella piena consapevolezza della scelta. In questa indecenza che perdura nulla di buono all’orizzonte. 
Mala tempora currunt!
Da quel 1992 ad oggi c’è stato solo un apparente passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica, che poi sarebbe la Terza secondo i nostri calcoli. 
In realtà, prima, seconda o terza, il malaffare e tutte le storture della democrazia corrotta del dopoguerra, non sono mai terminate. Si sono aggravate. Peggiorate da sistemi elettorali che hanno legittimato definitivamente ed ufficialmente l’instabilità del sistema politico.
In poche parole: tutto si sarebbe dovuto cambiare, nulla realmente. Così è stato. Governi che non governato, amministrazioni che non amministrano e Lecce ne è un esempio.
Una città che rischia di sprofondare nel vuoto politico-amministrativo per la forzatura di un manipolo di ragazzini manovrati da vecchie lobby politico-economiche che da tempo bramano di mettere le mani sul capoluogo.
Storia di tecnici sfigati alleati con il partito degli sfigati italiani, che manovrano un gruppo di amministratori inesperti ed una forestiera.

Lecce, oggi è la Caporetto del Sud. La città dove tutti hanno ottenuto una vittoria mutilata e chi ha perso fra l’altro se lo meritava. In tutto questo rischiavano di rimanere stritolati nei meandri di alchimie di una commissione elettorale ragazzi eletti e poi non proclamati, che se avranno il coraggio di ardire, potrebbero unirsi al giovane Mauro Giliberti ed avviare una vera “rivoluzione gentile” almeno nel vecchio, grigio, arrogante, presuntuoso e rompicoglioni centrodestra leccese. Ci riferiamo a Giorgio Pala e Federica de Benedetto. Li conosciamo e sappiamo che sapranno far bene.


La Caporetto del Sud ha stabilito di ridare al popolo leccese un’anatra reduce di Tribunale Amministrativo e zoppa. 

I due ricorsi presentati dal Centrodestra sono stati accolti, la decisione da parte della commissione elettorale è stata errata nell’aver attribuito al centrosinistra la maggioranza dei consiglieri comunali di Lecce.  Ricorsi accolti, dunque sia quello di  Angelo Tondo, Attilio Monosi, Giorgio Pala, Federica Di Benedetto, Paola Gigante, Laura Calò è quello di Mauro Giliberti, Paolo Perrone e Roberto Marti.
Nelle dichiarazioni degli esponenti del  centrodestra, al di là del legittimo entusiasmo dei neo eletti,  come al solito, non troviamo niente di interessante.
È nel centrosinistra invece che balza ai nostri occhi qualcosa da sottolineare come notizia, a conferma di quello che sosteniamo da tempo.

Il Sindaco pro tepore Carlo Salvemini ha appena dichiarato con prudenza e con rispetto del gruppo: “apprendo da Vicenza – dove oggi è iniziata l’assemblea nazionale dell’ANCI – che il TAR ha accolto il ricorso avverso l’assegnazione del premio di maggioranza come deciso dalla Commissione Elettorale.  È una decisione che naturalmente consideravo possibile – data la complessità di una questione sulla quale si sono misurati avvocati e costituzionalisti – e della quale
prendo atto in attesa delle motivazioni della decisione del giudice amministrativo. Che – lo rammento – non mette in discussione la mia elezione ma la composizione del consiglio comunale. Motivo per il quale non mi sono costituito in giudizio. Ora i legali insieme ai consiglieri valuteranno i passi successivi.  Da parte mia attendo gli eventi e continuo a lavorare per il bene della città. Come deciso dai leccesi che mi hanno scelto come loro sindaco.  I giorni che verranno chiariranno il contesto politico nel quale l’amministrazione che presiedo dovrà misurarsi.  E quelle che saranno le scelte e le decisioni più sagge ed utili da prendere nell’interesse della comunità. Non sono sfiduciato o avvilito.  Mi sento sempre impegnato a fare bene il mio dovere. Fino a quando valuterò che questo sarà possibile.  Andiamo avanti”.

Così mentre il Sindaco pro tempore, nel pieno rispetto delle due anime che compongono la coalizione (quella di maggioranza  politica che traina tutto, ossia il Partito Democratico e quella che apparentemente conta di meno, quella del “civismo”) si pone  il problema persino  dei legali ed afferma: “insieme ai consiglieri valuteranno i passi successivi”, il Sindaco in pectore Alessandro Delli Noci, ha già deciso per tutti: “Accogliamo la decisione del TAR, alla quale daremo seguito con un ricorso in appello al Consiglio di Stato.
Spostati Carlo! Sperpero di altro denaro pubblico.
 
 
 

Filobus. Salvemini da Delrio al Ministero delle Infrastrutture. Figuraccia nazionale!

 FILOBUS, Salvemini a colloquio con Delrio liquidato in due ore. FIGURACCIA NAZIONALE!” 

Siamo a posto con la campagna elettorale, Sindaco. Questo servirà solo a prendere in giro chi ha creduto in lei.
Resta per ora una grande figuraccia nazionale, Lecce oggi, agli occhi del Ministero e di Delrio ha perso credibilità e peso politico. Veramente una pessima figura.
C’è da chiedersi fino a che punto, persone preparate  ed esperte, che pur avevano avvisato il Sindaco, siano disposte a perdere di credibilità fino a questo punto. Perché Carlo Salvemini è si, un politico di lungo corso, ma la responsabilità amministrativa e le competenze in maggioranza, sono ben diverse, dalla demagogia che un amministratore di opposizione si può permettere quando e come vuole.

L’esito dell’incontro di oggi, Delli Noci lo immaginava, vista la sua netta contrarietà allo smantellamento del filobfilobus. Lo pensavamo anche noi in assenza delle minime condizioni per poter incominciare a ragione.
Il Vice Sindaco oltre ad essere l’unico esperto di tutta la compagine amministrativa, è anche un tecnico, un ingegnere. Sa’ bene quali sono diritti e doveri in materia di investimenti in opere pubbliche, malgrado tutto, non ha fatto nulla per evitare a Lecce questa clamorosa ed inaccettabile figuraccia.

Ma lo stesso sindaco, oggi a Roma per un primo incontro con il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio si è reso conto del viaggi da pivello che ha fatto. Ha iniziato a “piroettare” degno del miglio Vendola dei tempi migliori: “una vicenda che si è consumata in un ventennio non la si può chiudere in un incontro di un paio d’ore. Ci vuole pazienza, coraggio, prudenza, immaginazione”.
Sindaco, glielo vogliamo dire con fermezza: ci vuole serietà!
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I numeri, intanto, parlano da soli. “Dati oggettivi – rileva Salvemini – che hanno naturalmente impressionato chi li ascoltava per la prima volta. Ai quali va ad aggiungersi il mancato riconoscimento del contributo regionale al sistema filoviario. Il tema della rimozione di pali e fili – nostro obiettivo strategico – deve misurarsi con i tempi di chiusura del mutuo acceso dal ministero la cui scadenza prossima verrà verificata dai tecnici”, precisa Salvemini.
Non lo sapevi Sindaco? Immaginiamo di si.
Sarebbe opportuno accelerare sul tavolo del confronto con  i Comuni limitrofi, perché ora Salvemini è fra l’incudine ed il martello, da una parte, come dice lui in maniera semplicistica: “resta comunque aperta e percorribile la scelta di fermare il filobus dati i suoi costi e ragionare sulla vendita della flotta di mezzi e sulla stima dei costi di futura rimozione” – dall’altra, c’è un altro fatto: un mutuo da continuare a pagare senza poter usufruire di alcun servizio”.
Bel casino!