Tonino Brigante Friolo e l'ultimo saluto di un grande: "Anche io posso".

Apriamo la home del sito internet dei “Bringanti di Terra d’Otranto”. Compare la scritta “evento rimandato a data da destinarsi”.

Tonino Brigante Friolo non c’è più. Almeno fisicamente perché il suo spirito ora è libero nel ritmo incessante del suono senza tempo, quando lo spirito si libera del fardello del corpo, dove c’e’ musica e c’è l’eternità.
Ed allora i tamburelli suoneranno più forti ed i violini accarezzeranno il vento perché è andato via un grande uomo, un grande  personaggio, un grande artista che ha animato il suono delle radici e della tradizione di questa terra, amara, dolorante, spesso snaturata, abbandonata quando non tradita, combattatuta tra tradizione e modernità, fiera e insicura, lamentoso quanto accogliente. Insomma Tonino c’era e c’è. Occupava ed occuperà uno spazio importante nel cuore di chi lo ha conosciuto o di chi lo ha ascoltato anche solo musicalmente. Briganti se nasce, briganti se more….

Scorriamo la home e troviamo la storia del gruppo.

I Briganti di Terra d’Otranto”, nascono nell’estate 2001 a Martignano, piccolo paese della Grecìa Salentina.

… sono un gruppo salentino di raffinatissimi interpreti e apprezzati compositori che rappresentano la sintesi perfetta tra pizzica, melodia grika, tradizione popolare e musica d’autore moderna. La capacità espressiva e l’impegno profuso nell’esecuzione, nel riadattamento e nell’interpretazione dei brani musicali della tradizione salentina, a mano a mano acquisito, la particolare cura data alle sonorità affidate agli strumenti con i quali, sin dalle origini, tali brani venivano interpretati, e soprattutto alla modulazione delle voci, hanno consentito ai Briganti di Terra d’Otranto di esibirsi nelle più svariate manifestazioni italiane e all’estero con entusiasmanti riscontri di pubblico e critica. Il nome ‘briganti’ indica la condizione di chi nella musica si ribella alla globalizzazione del mercato e dei media e si impegna per preservare la propria identità dalla colonizzazione ed erosione culturale della propria tradizione. Con tamburelli e tamburi nella sezione ritmica, tre voci soliste, chitarra, violino e flauto come strumenti principali, i Briganti di Terra d’Otranto riescono a miscelare timbri e sonorità diversi che si alternano e si rincorrono in un’iridescente tavolozza di suoni scintillanti e fantastici, coniugando le molteplici e dirompenti pulsioni di un territorio nel quale anche gli elementi della natura sembrano armonicamente vibrare con la musica che vi si suona. La pulsione energetica dell’antico tarantismo sgorga dal vortice ossessivo del tamburello, mentre la dolcezza delle melodie esalta la cultura di un popolo che ancora canta l’amore come ideale greco di contemplazione e di bellezza suprema.

Tonino se ne va con discrezione e nel silenzio dei rumori della notte salentina d’estate per eccellenza, quasi a sigillare un legame indissolubile con quella con non è la fine di una vita, bensì il trapasso verso un’altra “missione”. Tonino Friolo, classe 1958, voce storica de “I Briganti di Terra d’Otranto” e’ andato oltre. L’ultima esibizione di Tonino era stata qualche tempo fa a Caprarica. Martignano si è svegliata incredula.

Tocchera’ a Giovanni Sperti, Antonella Esposito, Christian Palma, Andrea Cappello, Stefano Blanco, alle volontà del figlio,  raccogliere il testimone di Tonino e portare in giro il folklore scevro da contaminazioni eccessive, come sanno fare i Briganti, preservardo le vere radici di un territorio.

Un territorio che a volte non da niente a nessuno se non l’immagine di sé spesso non vera. Fatta di stupidi slogan, grandi palcoscenici forzati e una desolante distrazione. Se non sei nel business non fai notizia. Tonino ha vinto anche in questo è andato via senza luce dei grandi riflettori, senza giornalisti rompicoglioni dalle stupide domande inopportune, ma fra il ritmo  dei suoi non elencabili amici ed accompagnato da una grande “ronda” della vita oltre la morte, la musica continua nei tamburelli di  legno di faggio, pelle di capra o capretto, sonagli in latta o ferro, sbalzati e cesellati a mano, personalizzati di diametro, altezza della cornice, numero di sonagli, colori, decori – e lacrime – che  hanno accompagnato un tumulto di anime per  un amico che va’ avanti.

Pazienza se la grande stampa non ne ha parlato o ne ha parlato poco. C’erano gli amici di sempre e chi a Tonino voleva bene veramente. Ne parlerà la storia di questa terra, arsa te lu sule e qualche fiata puru de sentimenti de attenzione.

Ciao Tonino.

Il tracollo della sinistra fiera condottiera fra demagogia e diritti negati.

“Vedete il bello in questa foto, ma ci buttate via come una scarpa vecchia. Tocca, senti vestiti ancora bagnati”
Queste sono le prime parole della donna che appare nella foto mentre le lacrime si mescolano all’acqua degli idranti. Jenet è “la foto simbolo” della rivolta susseguirsi allo sgombero del Palazzo di Via Curtatone a Roma. Poi in seconda battuta la curiosità per quel gesto mette in evidenza la donna eritrea di 40 anni che per meglio rendere in italiano il suo sentimento si rivolge a Tareke Brhane, mediatore culturale eritreo accorso a Roma per supportare i rifugiati “in questo momento così drammatico per loro” –  dice quest’ultimo.


Jenet sostiene “di essere arrabbiata per il modo in cui lei e gli altri, in gran parte rifugiati che vivevano nel palazzo di via Curtatone sono stati cacciati via”. Poi rivendica il diritto alla dignità, si sente buttata via come una scarpa vecchia, pretende un trattamento pari a quello che da oltre un secolo viene riservato agli italiani in Eritrea. “Avevano detto che ci sono delle strutture, ma i posti sono insufficienti, non sono soluzioni” – dice.  La trattativa – spiega il mediatore – si era interrotta con la promessa che sarebbe ripresa stamane. Abbiamo visto stamattina com’è ripresa, a colpi di idrante”. Poi Jenet piange e nel più completo sconforto per la prospettiva, afferma che non sa dove andare.
Non urla e non inveisce, non è né una terrorista né una fanatica, nella assoluta dignità Jenet è niente più niente meno, una vittima di quest’epoca. La sua è, niente più, niente meno, appunto, una storia di sfratto coercitivo come tanti ne avvengono a danno degli italiani. Che si somma, a quello di tanti italiani, andando ad alimentare il fuoco dell’esasperazione, dell’intolleranza, del razzismo e dell’egoismo. Sentimenti che ormai stanno prevalendo sulla storia e sui tratti caratteristici che hanno sempre contraddistinto la nostra Patria, un tempo terra di diritto e culla di civiltà.
Proprio Roma!

Questo avviene, proprio a Roma!
Città eterna con il suo carico simbolico che si impone sulla storia dei popoli, piegata da fatti deplorevoli e inaccettabili che respingiamo ed ai quali non dobbiamo e non vogliamo rassegnarci, perché quando affermavamo che non si può contenere in uno Stato piccolo e fragile come l’Italia  un intero continente africano, avevamo ancora una volta ragione.
Siamo schiacciati dalle accuse di intolleranza e razzismo in una Italia posta fra l’incudine di una Europa intenta come è, a macinare numeri e contare squallidi danari nella totale mancanza di un comune sentire, privata di sentimenti di complementarietà, sussidiarieta’ e solidarietà,  insieme di stati svuotati di un’anima politica –  ed il martello, un’Africa che spinge, che incalza, che rivendica il diritto ad un domani migliore.
Una pretesa avanzata proprio qui, in Italia Ponte ponte sul Mediterraneo e frontiera di quell’ Occidente che ha depauperato quei popoli e quelle terre. Un tempo erano ricche di materie prime e diritti, oggi terre e popoli condannati ad una situazione di sottosviluppo, di morte lenta e fatta anche di stenti, di malattie  alla cui condizione quegli uomini e quelle donne in preda alla disperazione  si ribellano aggrappati a qualsiasi disperata opportunità, pur di sfuggire alla morte.

Sì, dunque, alla prima accoglienza. Che non è retorica cristiana, né indirizzo politico degli investimenti che questa Chiesa cattolica nel momento più basso della sua missione secolare propugna. È gesto naturale di fratellanza fra i popoli in quanto abitanti –  tutti ed a pari titolo, dello stesso pianeta.
No,  invece, ad una accoglienza imposta da logiche di business, mercificazione derivante dalla disperazione altrui, strumenti inconsapevoli degli interessi delle lobby del profitto, della finanza e delle multinazionali al servizio del Nuovo Ordine Mondiale che si consolida nel controllo planetario e fonda le sue fortune -anche parte dei suoi obiettivi- su nuove forme di “schiavismo del terzo millennio”.

Inutile entrare nel gioco delle polemiche di basso livello per gli ultimi fatti di Roma. Ultimi in ordine di tempo.
A fronte di una crisi e di una emergenza epocale, di portata globale,  è in ballo una visione del mondo e del prosieguo del suo sviluppo tale da porre la matrice della disfatta in capo all’Europa, alle sinistre progressiste alleate con i partiti popolari e liberali, e con lo Stato Vaticano che guarda agli ultimi non in termini spirituali bensì in termini politici.
Per mano delle sinistre di tutte le provenienze e di tutte le espressioni, i diritti umani periscono sotto i colpi inferti ai principi basilari dell’individuo – che,  ricordiamolo –  si basano sull’emancipazione economica, sociale e culturale già nei paesi di origine, nel processo di sviluppo armonico ed in perfetto equilibrio nel pieno rispetto della dignità di ogni essere vivente, ovunque.
Il destino dei popoli non è nell’immigrazione indotta, nelle fughe di massa, nelle guerre e nelle richieste di “asilo politico”. Non è nella mescolanza forzata di uomini e donne, di religioni, di etnie, nell’annientamento degli usi e costumi dei popoli, ossia in quelle leggi del diritto non scritto, il destino del mondo. Non che non si cerchi di sovvertire l’ordine giuridico e la visione classica anche nei loro postulati dottrinali scritti perché è in atto, in tutta evidenza, un processo politico mirato a legittimazione il Kaos, livellare la massa, renderla informe e determinare in maniera vincente un progetto diabolico e demoniaco.
Sotto questo profilo, quel tipo di sinistra (non da meno la destra liberale) appare oggi un fiera condottiera fra demagogia e diritti negati.
In quella piazza a Roma, vanno assolti i poliziotti in prima linea, uomini e donne contrapposti ad altri uomini e donne.
A guerriglia finita un uomo si leva il casco ed accarezza il volto di una donna. Altri aiutano gli anziani nelle prime cure, l’uguaglianza e la solidarietà sono valori inalienabili che nessun governo del mondo riuscirà mai a livellare, perché fanno parte naturale di coloro i quali appartenenti alla forze del bene.
Ma cosa ne sanno le sinistre?
Per tornare agli scontri,  è la politica della sinistra al governo che genera miseria economica e razzismo culturale.
Sono incapaci, hanno retaggi culturali del ’68, favoriscono lo scontro, di classe ieri, etnico oggi.
La sinistra è un prodotto da leggere nei libri di storia come esempio di desolazione, morte e distruzione ovunque si sia manifestata nel mondo.

Lecce. Il centro destra? Un Club amici di “Mario Merola”

Riportiamo integralmente l’intervento di Mauro Giliberti, evidenziando alcuni punti che ci sembrano ottimi per ripartire con un nuovo centrodestra.

IL CENTRODESTRA È DEI LECCESI.
LA SOCIETÀ CIVILE SI RIPRENDA CIÒ CHE È SUO, SENZA CHIEDERE PERMESSO.
– Breve riflessione dedicata a chi mi ha votato (e non).
Buon sant’Oronzo ai leccesi.
Lo indirizzo ai tanti che in questi ultimi mesi mi hanno insegnato aspetti inediti della vita.
Ma avverto ancor più forte l’esigenza di esternare delle emozioni dedicate a chi ha votato centrodestra.
È chiaro che fa male. Ogni mattina apriamo il giornale e siamo convinti che avremmo potuto fare di più e meglio, che le nostre idee di città ed il nostro programma erano e restano le più discontinue e nuove del panorama leccese.
Penso, perché so, che le mie scelte avrebbero sorpreso tutti sino allo stupore, a partire dallo staff del Sindaco e dalla Giunta.
Ma sono emozioni appunto, e come tali fanno crescere e riflettere senza risolvere la questione dirimente: abbiamo perso le elezioni.
Anzi, le ho perse io, e non ho difficoltà ad ammettere una sconfitta figlia di una legge elettorale dura e strana; ma è legge. Dunque pur essendo stato in assoluto il candidato più votato, siedo orgogliosamente e convintamente all’opposizione, per rappresentare con tenacia e serietà il centrodestra. E grazie al lavoro prezioso e straordinario dell’Associazione MoviMenti lo faccio con l’autorevolezza che mi conferisce lo spessore professionale, culturale ed umano degli uomini e delle donne che ne fanno parte.
Da sempre si chiama “società civile”.
Ho cercato di coinvolgere questo segmento di città con tutte le mie forze, perché ne faccio parte e perché penso che sia la salvezza del centrodestra. L’ho fatto sin dal primo giorno, quando a gennaio in centocinquanta ci mettemmo in marcia dal faro di San Cataldo – finalmente centrale nel dibattito – per raggiungere alla “rotonda” gli uscenti ed i rappresentanti delle liste che mi hanno onorato del supporto.
Oggi sono consapevole di non poter essere il riferimento dei partiti della coalizione, per via di una ormai radicata frammentazione; ed è un ruolo che non ho cercato. Ma sono certo di essere un riferimento per la spinta civica di centrodestra.
E so di interpretare il sentimento della maggioranza dei leccesi (che è ancora moderata) nel dire che il dibattito di questi giorni, le liti interne fra passato remoto e passato prossimo, le prove di forza, i puntellamenti e le dichiarazioni dal sapore acre e risentito, hanno procurato dolore e dispiacere in chi mi ha votato e sostenuto per convinzione.
Parallelamente al cospetto appaiono gigantesche, senza esserlo, operazioni come quella delle tessere per lo stadio o i biglietti per le giostre – giuste quanto ruffiane.
Eppure la mia è la coalizione che aveva accettato la proposta del candidato sindaco della CartaFamiglia, uno sforzo vero che avrebbe migliorato la qualità della vita di tanti leccesi.
Mentre regaliamo consensi, io rivivo il dolore della sconfitta leggendo le dichiarazioni di conferma dell’esistenza di svariate ed insidiose guerre fredde interne alla coalizione che ho tentato di ricompattare (perché per questo sono stato, con mio piacevole stupore, chiamato in campo da tutti).
Senza successo, evidentemente, perché pur avendo trovato l’unione formale la sostanza è un’altra. Ed il centrodestra sta tirando la corda. Un pezzo di elettorato ha trovato casa altrove, ma in tanti non se la sentono di virare a sinistra ora che il quadro è chiaro ed inequivocabile.
Noi non possiamo permetterci di cedere agli istinti di risentimenti e di vendette, perché è scientifico il dato che questi portano alla sconfitta.
Ed io tollero, accetto e persino comprendo il fatto che si possa sacrificare – involontariamente – un uomo, un candidato sindaco, sull’altare delle pesature interne, degli equilibri da ridefinire, dei posizionamenti da ridelineare. Ma non posso accettare, né tollerare, che a bocce ferme e senza alcun motivo si sacrifichi una storia, un’idea, una memoria, un’appartenenza, un intero pezzo di città per il solo gusto di intraprendere una gara a chi ha il sassolino più appuntito da togliere dalla scarpa.
Non vi è elettore che comprenda un comportamento fratricida e disfattista.
I professionisti della città sono invece ancora attratti dalla capacità propulsiva di una potenziale classe dirigente che voglia farsi motore dell’economia, mettere in rete edilizia, turismo, marine e centro storico. I cittadini vogliono sentire linguaggi e schemi nuovi su parcheggi, commercio, sviluppo, fiscalità.
Dobbiamo chiedere, con umiltà e lungimiranza, l’intervento diretto della società civile nel centrodestra, perché diciamocelo, questo appartiene alla gente di Lecce, ed a nessun altro.
Per questi motivi e con questo spirito ho rifiutato la Presidenza del Consiglio, pur ringraziando il mio avversario per l’offerta politica. Per me, dato il risultato elettorale non corrispondente alla formazione dell’aula, sarebbe stato un ruolo utile solo a fini personali.
Ma il rispetto che sento nei miei confronti, da parte di tutti, persino dagli avversari, vale più di ogni altra cosa. E da una rinuncia personale può passare una rinascita corale. È questa la libertà che ti dà il fatto di aver studiato, di avere una professione ed un lavoro, di non dipendere dalla politica e di non avere padrini né padroni. Altro che burattini. Si chiama dignità.
Non perdiamo questa occasione, tiriamo fuori il meglio, chiediamo alle intelligenze più vivaci della città di darci una mano a riconnetterci con il popolo, anche in considerazione del fatto che dall’altra parte il centrosinistra sta dimostrando di non avere idee nuove, e rinvigorisce gli entusiasmi solo gettando dalle finestre ciò che non conviene tenere, a volte anche cose ben fatte.
Mauro Giliberti
Consigliere Comunale di opposizione


A margine di queste considerazioni annunciano la nascita del Movimento per Lecce, nei prossimi giorni sarà individuato il portavoce cittadino.

Emiliano usa Nardo' per frantumare i renziani in Puglia. Renzi sacrifica i suoi e Federico Massa se la prende con Mellone.

La spregiudicatezza con la quale il Sindaco di Nardò strumentalizza doverosi rapporti istituzionali per millantare una assurda e fantasiosa convergenza politica con prestigiosi esponenti del PD (Michele Emiliano e Loredana Capone)è degna della sua “acerba” cultura democratica. Si vergogni.

Sono le esternazioni del deputato Federico Massa rosso di rabbia sulla sua bacheca Facebook, ma nel tirare pugni nel vuoto come un atleta suonato sul ring, non si rende conto che i colpi non li prende dal “gancio” destro, bensì arrivano dall’alto.  Dall’alto di Via Capruzzi per essere precisi.
A mandare su tutte le furie il deputato del Partito Democratico che spesso pecca un tantino di presunzione, tanto da perdere di vista la realtà dei fatti, è un passaggio politico del Sindaco di Nardò Pippi Mellone:  “Negli ultimi tempi ho rilevato un po’ di lentezza e amnesie nel lavoro di qualche assessore e ho deciso di procedere con gli avvicendamenti e di calibrare le deleghe – ribadisce Mellone –  rilanciamo così l’azione della giunta con gli ingressi di Ettore Tollemeto, Mino Natalizio e Giulia Puglia e tiriamo la volata verso nuovi traguardi, sempre funzionali agli interessi della nostra città. È una giunta oggi complessivamente più giovane, una squadra fresca e competente, ancora più trasversale per provenienze e collocazioni politiche, anche perché non nascondiamo una armoniosa convergenza politica e amministrativa con il presidente della Regione, Michele Emiliano, con l’assessore Loredana Capone e in generale con il percorso dell’Ente regionale”.

È vero che siamo a Nardò, è vero che a Nardò il Toro è di casa, ma Federico “El Toro” Massa, è andato su tutte le furie scambiando Mellone per il torero ed Emiliano per il panno rosso. Ci permettiamo di sottolineare, dal basso della nostra umiltà, che bisogna invertire gli elementi. Il mattatore è quel “birbantello di Emiliano, da noi simpaticamente rinominato “Satanasso” per le diaboliche operazioni politiche che opera in Puglia, delle quali osiamo paragonare la spregiudicatezza del soggetto, ai dribbling dell’indimenticabile Georg Best! Invece, chi rappresenta lo “straccio” rosso di un maldestro tentativo di sfondamento a sinistra, concepito secondo una interpretazione tutta soggettiva, è proprio il padrone di casa. Il Sindaco di Nardò. Ole’ …

Per Massa, “la strumentalizzazione -riportiamo testualmente-  sta nell’avere dichiarato che c’è ormai, con la nuova giunta, una “armonica convergenza” con Emiliano e la Capone”.
Questa secondo lui, è la vergogna.
E no, onorevole!
Oltre al titolo deve assumere un comportamento anch’esso, obiettivo e commisurato alla carica. Deve accettare l’umiliazione che il “patto d’acciaio Bari-Lecce” Emiliano – Loredana Capone, infligge ai renziani di Puglia, è a dir poco patetico e giustifica l’emorragia verso la sinistra di Art.1.
L’armonica convergenza fra Mellone ed Emiliano, con buona pace dei compagni neretini, c’è, è nei fatti. È visibile e palpabile.
In occasione delle recenti primarie, Michele Emiliano ha disdegnato (non vogliamo chiedere se abbia smentito), l’appoggio dichiarato e pubblico di Mellone?
Emiliano, ha inviato una nota al Sindaco di Nardò, dichiarando la sua disponibilità ad accettare le richieste di Nardò sul depuratore. Le risulta vero?
Percepisce il triangolo politico Lecce, Nardò, Bari, che ha portato alla storica vittoria della sinistra nel capoluogo salentino, se pur il  risultato elettorale di Salvemini sia stato il peggiore degli ultimi decenni? Ricorda le affermazioni di Emiliano proprio su Salvemini?

E se qualche dirigente melloniano neretino fosse in odor di incarico in via Capruzzi?
No, onorevole!
Adotti un comportamento onorevole e guardi in faccia la realtà. Pippi Mellone non ha nulla da chiedere al Centro-Destra, ma molto da guadagnare da questo flirt con Emiliano. Governa una città importante, deve portare a casa risultati. La figuraccia è tutta del Partito Democratico che fa finta di non capire, di non vedere, di non sentire.
Intanto solidarizziamo con i democratici del partito di Nardò, persone per bene e molto umili, sacrificati sull’altare delle velleità del Governatore, scaricati come tutti i renziani della Provincia di Lecce dal partito, schiacciati e umiliati dal tacco pesante di Loredana Capone.
Con sua buona pace, non contate a Roma, non contate a Lecce, siete comparse, ed ora ripeta con noi: “Mannaggia al diavoletto satanasso e pure a quel Mellone, che c’ha fatto litigà, pace pace e libertà, con i soldi di papà ci compriamo un baccalà… pace, pace, pace”.
E’ una filastrocca in voga negli anni 80/90 negli oratori di Don Bosco e zone limitrofe. Tutto “appost” Onore’.
 

Novoli. Le sinistre alzano lo scontro. Partito Democratico, Cambia Novoli minacce e diffamazioni dai loro “webeti”

A distanza di qualche mese le sinistre novolesi momentaneamente divise dalla strategia d’attacco contro gli amministratori alzano i toni e puntali come già è successo in passato, arrivano le minacce e le diffamazioni.

 

Il Presidente del Consiglio Comunale di Novoli, Giovanni De Luca, fu fatto oggetto di insulti vergati con bomboletta spray sui muri della città  insieme ad altri amministratori di Novoli, con scritte  da ricondurre ad ambienti antagonisti poiché  la firma “Antifa” suggerirebbe tale matrice.
Fascio ebreo”, una doppia offesa nelle intenzioni che, però, non ha sortito l’effetto sperato. De Luca affermò “Ebreo non è affatto un insulto, anzi, quanto accaduto mi offre l’occasione per ribadire la mia predisposizione ad aprire percorsi di dialogo  nei confronti del prossimo. Rimane, però, l’amarezza per i danni in città e per “l’assordante silenzio” dei rappresentanti dell’opposizione sugli atti vandalici di questi giorni”.
Oggi De Luca scrive al Prefetto Claudio Palomba per alzare la barricata Istituzionale contro la  deriva verbalmente violenta, fomentata anche dalla continua istigazione di una precisa parte politica che utilizza temi e vocaboli da stadio e che soffia sulle difficoltà sociali e sulla esasperazione dei cittadini.
Il Presidente del Consiglio De Luca non è entrato nel merito delle questioni specifiche, ma ha segnalato alcune affermazioni gravi e che meritano un doveroso approfondimento perché minatorie ed offensive delle più alte cariche cittadine, Sindaco e Presidente del Consiglio.
Gli addetti ai lavori hanno registrato un inasprimento dei toni nel centrosinistra, da quando queste  hanno ingaggiato una sorta di competizione fra di loro, alzando il tiro per colpire con maggiore incisività  contro l’amministrazione ed i suoi rappresentanti.
Una eccessiva “radicalizzazione” dell’opposizione che registriamo dalle dimissioni del democratico Antonio Pio Marzo in poi – ed  a seguito delle quali è avvenuta la frattura- che ha portato ad una serie di esternazioni preoccupanti sulle pagine Facebook di webeti che hanno preso di mira gli amministratori sulle pagine dei rispettivi gruppi di Cambia Novoli e del Partito Democratico.
Il Presidente del Consiglio non ha voluto rilasciare dichiarazioni in sede politica.

Unione. Il Consigliere De Luca scrive a Salvemini: il cambiamento sfida che affascina. Si cominci dalla mobilità

Si inserisce nel dibattito sul “filobus Si”, “filobus No”, il Consigliere dell’Unione dei Comuni del Nord Salento con delega alla Mobilità Giovanni De Luca e lo fa prendendo carta e penna scrivendo direttamente a Carlo Salvemini.

Il filobus solletica l’idea dell’amministratore del Nord Salento che a scrive:  “Caro Carlo Salvemini, se veramente dovessi addivenire allo smantellamento del filobus ed il Ministero dovesse avanzare spiragli possibili, allora i Comuni di “prima fascia”, i Comuni definiti “corona” del capoluogo Salentino potrebbero essere interessati ad un progetto di collegamento fra gli stessi”.

L’idea e’ quella di continuare la linea che arriva da Monteroni all’ecotekne (polo universitario) e la casa dello studente, passando da Arnesano e le frazioni del Rione Riesci, Villa Convento facendo tappa presso la stazione di Novoli, snodo strategico della linea Lecce -Novoli – Martina Franca ///e///  Novoli – Lecce –  Galliano per ricongiungere la corsa a Lecce.
“Le ferrovie, il polo universitario ecoteckne, l’ospedale ed altre strutture, potrebbero essere oggetto di un progetto organico, fatto di parcheggi di interscambio e alternanza fra mobilità sostenibile e mobilità dolce scrive De Luca,  con l’idea di fare della stazione di Novoli e quindi dell’Unione, un grande polo di interscambio per gli studenti che giungono dalla Provincia di Taranto e con la prospettiva di “prevedere un allargamento delle aziende partecipate a quei Comuni come i nostri, che proprio essendo di prima fascia, molto spesso vengono considerati come appendice del capoluogo e non come validi interlocutori”.
Con questa proposta prende corpo e si concretezza l’idea di una grande metropolitana di superficie che rivede in maniera rivoluzionaria tutta l’idea dei trasporti nel Nord Salento.
In capo a Novoli c’è il progetto della Ciclovia dei due Mari che si interseca con quella dell’acquedotto e proprio nei giorni scorsi si è presentato un progetto in Regione che prevede una serie di interventi in materia di mobilità dolce.
“Il futuro della nostra terra è costruire la democrazia della mobilità, dice il Consigliere De Luca – ossia la possibilità individuale di autodetermina i propri spostamenti con mezzi pubblici e mezzi propri. In un territorio che non avrà mai spostamenti di massa,  le politiche di bike sharing  e di mobilita sostenibile, casa-scuola e casa-lavoro e scuola-lavoro, saranno una possibile soluzione al problema dell'”ultimo chilometro”, cioè quel tratto di percorso che separa la fermata del mezzo pubblico alla destinazione finale dell’utente”.
De Luca invita Salvemini ad un tavolo congiunto sulle politiche del mobilità in nome del “cambiamento”. Lecce non dovrebbe più vedere nei comuni di prima fascia, piccoli satelliti assoggettati alle necessità del capoluogo, Novoli è nell’Unione dei Comuni del Nord Salento, una realtà di 78.000 abitanti che invita Lecce a ragionare da enti paritetici e portatori di precise istanze ed una visione comune, il buongoverno del territorio e le sue esigenze”.
De Luca tempo fa ha proposto all’Unione una “Agenzia della Mobilita‘” – ed il Consiglio ha adottato un atto deliberativo di indirizzo in tal senso. Non un carrozzone ma il sogno di una volta, una ulteriore scommessa nella scommessa.

“Riusciremo a ridisegnare con la Regione e la Provincia un nuovo modello gestionale di trasporti e infrastrutture?” – si chiede De Luca. Poi continua: “che sia il filobus, una struttura che preveda  politiche con un biglietto unico per gomma e ferro o altro si discuterà, ma questo ragionamento impone alla politica di rinunciare ad un vecchio, logoro e indebitato sistema organizzativo ormai al tramonto”.
La politica sara’ capace di accettare la sfida? Il guanto è lanciato.
 

Lecce. Sono dei grandi? Ma se ne hanno “schioppettata” un’altra

Alla fine ci sono riusciti. L’orsa KJ2 è stata uccisa.

Alcuni giorni fa un anziano era nel bosco con il suo cane quando l’orso lo ha attaccato in Trentino nella zona dei laghi di Lamar. I vigili del fuoco hanno soccorso l’uomo ferito da un morso a un braccio e da escoriazioni subite nel gettarsi in un canalone approfittando della distrazione che il cane ha causato all’orso.  L’amministrazione locale ha comunque ritenuto necessario convocare un vertice sulla sicurezza. Dopo l’assalto era subito scattata la caccia all’animale, ufficializzata da un mandato dei forestali che autorizzava l’abbattimento. E così è stato. Secondo l’ordinanza, infatti, l’orso aveva attaccato “senza essere provocato”, rivelandosi un esemplare pericoloso per l’intera comunità.
Proprio come Daniza che aveva predato alcuni animali domestici e spaventato alcuni escursionisti ma non al punto da essere classificata come “orso problematico”. La situazione è precipitata dopo quello sfortunato incontro, che è rapidamente diventato un caso politico. Daniza ha smesso di essere un orso ed è diventata un casus belli che ha scoperchiato un calderone di tensioni, risentimenti, caos e mancanze.

Nelle direttive del “Piano d’Azione Interregionale per la Conservazione dell’Orso Bruno nelle Alpi Centro-Orientali” (PACOBACE),
c’è un dubbio sulla  definizione di “orso problematico”: tutte le orse con cuccioli rientrano, per esempio, tra gli “orsi pericolosi”, ma sfugge quale sia il momento in cui “pericoloso” diventa “problematico” e in quali casi l’intervento da attuare debba essere “leggero” o “energico”. Tanto discrezionale da lasciare alla provincia il potere decisionale.

Entrambe vittime di una specie  quella umana – afferma Giovanni De Luca Consigliere con delega al benessere degli animali nell’Unione dei Comuni del Nord Salento- incapace di rispettare gli equilibri naturali e gli spazi comuni. Secondo il mio parere la  provincia è colpevole  sia nei confronti dello Stato che dell’etica umana oltre a non avere alcun rispetto per l’ambiente, gli animali e la pubblica opinione. Si uccide la “dignità e civiltà” dell’Italia.  Questa classe politica al governo della nazione e degli enti locali è impreparata ed inadeguata. Il loro posto dovrebbe essere la galera. Ne hanno appioppata un’altra. Sono proprio dei grandi”. Afferma con sdegno De  Luca che invita a sabotare le vacanze in Trentino Alto Adige.

Atro che "spoil system", a Lecce prevale la regola de l'articolu quintu: "Ci tene a manu e' bintu".

Non andremo tanto per il sottile. Non ci sono mai  piaciuti i partigiani e di riflesso non amiamo le “partigianerie”. Siamo gente spigolosa, scarsamente affidabile e molto litigiosa. Basiamo la nostra visione del mondo su una precisa “Etica” politica e non siamo assoggettabili a logiche di gestione del potere fine a se stesso. Ecco perché siamo andati su tutte le furie quando alcuni nostri ex camerati, ancora una volta, una volta di più, hanno dimostrato tutta la loro debolezza strutturale, il difetto caratteriale di anteporre gli interessi di parte agli interessi collettivi e comunitari.
Coloro i quali a Lecce hanno favorito il ribaltone politico permettendo alla minoranza del Partito Democratico di “occupare” -più o meno legittimamente Palazzo Carafa- ci hanno indignato perché figli di un peccato originale: l’opportunismo.
Lo furono nel 1995 quando alla continuità storica ed ideale, preferirono seguire la massa informe degli approfittatori e dei traditori, che accoglievano Gianfranco Fini fra lo sventolio delle palme e  ramoscelli d’ulivo al rientro da Gerusalemme.
Lo furono nel 2008 aderendo al Pdl, seguendo Berlusconi, proprietario dell’anima e della proprietà intellettuale di quelle sagome di Giuda.
Lo sono stati recentemente, permettendo ad un manipolo di affaristi e lobby professionali degli incarichi, di trionfare a Lecce Città terra di Destra e meta prediletta di Almirante dai tempi dei La Grua, Sponziello, De Cristofaro.
Traditori seriali. Perché nell’ora della rabbia cieca, quel vecchio detto “chi tradisce una volta tradisce sempre” è rimasto inciso nella roccia dal lontano 8 settembre 1943.
Andiamo al dunque! Guardiamoci allo specchio e poniamoci una domanda: che cosa avremmo fatto noi, al posto di Carlo Salvemini?
Non avremmo avuto un attimo di tentennamento. Stando alle logiche di chi oggi appoggia Salvemini ed in suo nome avanza vere e proprie “crociate” contro il centrodestra infedele, avremmo dovuto mettere persino il convicinato delle partecipate nelle condizioni di andare via.
Noi invece continuiamo a farci promulgatori del criterio del “merito”, della “professionalita’” e dei risultati positivi. Principi.
A testimoniarlo è la nostra storia politica!
Storia di amministratori ultra decennali che non hanno mai avanzato una nomina politica o partitica. Al massimo ci siamo permessi di segnalare la via del sacrificio e del lavoro nei settori della cultura, della gestione dei beni ad essa collegati, del donare se  stessi e le proprie conoscenze, qualche volta anche per placare e  frenare la bramosia del guadagno facile ed i cedimenti morali di qualche giovanotto.
Noi, siamo esempio! Questa è la verità.
Non avremmo sacrificato coerenza e decennali lotte per “l’alternativa a sinistra”, fra lo sventolio di bandiere importanti e principi nobili,  il “vento della nuova politica”  al grido “stampagnati le fenesce” per uno spirito di dispetto e ripicca. Avremmo rivendicato ben altre ragioni ed usato ben altri argomenti per superare definitivamente un centrodestra impresentabile ma senza “gettare l’acqua sporca con tutto il bambino”.
Ha ragione chi sostiene che la prima Repubblica, non sia mai tramontata, ma se un tempo la regola era basata sulla “spartizione” del potere a fette, la “lottazzione”, oggi è basato “sull’alternanza” all’insegna del vero maggioritario. A Lecce persino sul vecchio adagio: “cumanna l’articulu quintu: ci tene a manu  è bintu”. Ed hanno vinto quelli che un tempo erano i  “nemici” comuni e non certo il vento della politica buona, la peggiore sinistra alleata con il peggiore centro, con buona pace dei nostri “cammarati”.
Niente cambiamento, niente Presidenza del Consiglio, niente Presidenza delle partecipate, forse qualche presidenza di commissione. Coloro i quali non hanno ottenuto nel centrodestra non perché sfortunati o maltrattati, semplicemente perché mediocri,  figuriamoci se possono pesare dall’altra parte. Saranno accontentati con 30 denari. Triste destino che la storia riserva ai traditori.
E se l’avessimo fatta noi, la politica per la sola bramosia degli incarichi ….. con le competenze dimostrate altro che Gran Consiglio!
 

Carlo Salvemini costretto ad indossare la maschera del pagliaccio?

Lo avevamo scritto in uno dei nostri primi articoli già all’indomani delle elezioni: “Caro Carlo, non sai dove mettere le mani”, quando con il classico atteggiamento da radical chic, il neo eletto Sindaco di Lecce annunciava tramite il suo profilo Facebook, dell’incontro con il suo predecessore. Carlo informava dei primi provvedimenti che aveva appena firmato e con i quali aveva provveduto a confermare gli incarichi fiduciari di Perrone.  “Credo nella continuità amministrativa – affermava Salvemini –  riconosco la serietà e lealtà professionale. Apprezzo le capacità individuali e la deontologia professionale. Le persone che stanno lavorando con me oggi – e che hanno lavorato con Perrone ieri – sono al servizio della città. Sono convinto che tutte sono impegnate – ieri come oggi – per il bene di Lecce.

Una dichiarazione che non era andata giù a nessuno in maggioranza e che aveva destato non pochi mal di pancia fra coloro i quali, senza tirare a sorte, si arrogavano la presunzione di appropriarsi di tutte “le vesti” ossia di tutti gli incarichi nell’ottica della spartizione del potere e nella maniera più spudorata e sfacciata possibile. Il “dietro front- COMPAGNI”  del Sindaco Salvemini giunge oggi, pressato dalle ali più estremiste del Pd e dagli uomini dell’ Udc che hanno un peso specifico.  ” ieri ho firmato una lettera indirizzata ai componenti di nomina pubblica dei CdA di Lupiae ed Sgm per invitarli a rassegnare le dimissioni dall’incarico – scrive Salvemini sulla sua bacheca Facebook –  data la natura fiduciaria del rapporto con il sindaco precedente che li ha nominati”.

Che succede?  Prima afferma una linea di condotta ispirata al rispetto dei professionisti che secondo un preciso codice deontologico sono chiamati a servire l’Ente, poi è costretto -sotto percepibile forzatura- a pressarli psicologicamente costringendoli ad andare via?
“Non sono in condizioni di prevedere se gli amministratori in carica – per ragioni di sensibilità, opportunità, di diritto – riterranno di accogliere il mio invito alle dimissioni. In ogni caso li ringrazio per il lavoro fin qui svolto all’interno delle nostre due importanti società a partecipazione pubblica”.
Quasi a voler dire: sono costretto a farlo ed in ogni caso vi ringrazio per il lavoro fin qui svolto, che nel Consiglio di Amministrazione al quale ho partecipato, ho potuto constatare e prendere atto della assoluta professionalità.
Naturalmente è una nostra chiave di lettura diversamente dovremmo pensare che è in atto la “lottizzazione” del potere ed una spartizione come non se ne ricirda un precedente, nella mai tramontata “prima Repubblica” ad oggi.

Le nomine ai vertici di Lupie Servizi ed Sgm si inseriscono nel quadro piu ampio della spartizione delle nomine per i Presidenti delle Commissioni Consiliari dove i conti non tornano. Proprio questa mattina è saltata la riunione dei capigruppo convocata dal Presidente del Consiglio Comunale Paola Povero. Il partito Democratico risultava completamente assente. Questa sera giunge la dura presa di posizione del Sindaco di Lecce.
“Il vento del cambiamento”, “stampagnati le fenesce”, “l’alternativa alla gestione del potere”, tutte chiacchiere. Appare in tutta evidenza una imbarazzante corsa alla spartizione. Che vergogna cammarati del “rustico e pasticciotto”. A chi Scilipoti? A noi!
“Il potere logora chi non ce l’ha”.
 
 

"Futuro e Territorio". Siamo Ancora Qua!

Nasce la linea politica di azione e riscatto firmata da un nutrito gruppo di dirigenti autosospesi da Fratelli d’Italia Lecce.  Dopo un lungo e travagliato periodo di immobilismo e polemiche intorno ad una parte della classe dirigente nel Salento, è arrivato il momento di agire.  Crediamo che la situazione sia omogenea in tutta Italia,  eccezion fatta per gli ottimi risultati ottenuti nella Capitale a dimostrazione di quanto sia importante la comunità, l’organizzazione, la presenza fra la gente e la militanza quotidiana.
Futuro e Territorio è il documento politico che individua priorità e metodo d’azione, campi d’intervento e coordinate politiche.
I “Movimenti” cittadini che assumeranno la denominazione delle Città ad esempio: Movimento per Novoli saranno sintesi di operatività e struttura.
Terza Via sarà il quotidiano che ne diffonderà la comunicazione sotto forma di blog.
Penisola dei Due Mari invece sarà un trimestrale di approfondimento dei Centri di Studio sulle problematiche territoriali nel grande Salento per il quale continuiamo a chiedere l’autonomia dalle Puglie.


Eccoci!
Con la nostra fierezza e con il nostro carico di orgoglio, tratti caratteristici dei quali siamo indiscutibilmente portatori. Oggi più che mai mentre altri annaspano, altri ancora abdicano ed il sistema soffre una crisi ormai irreversibile, noi ci siamo!
Eccoci!
Con le idee chiare e con una forte determinazione. Mentre le dottrine altrui cedono il passo con il carico di cognizioni e di principi organicamente elaborati in maniera deficitaria alle forze irrazionali del caos, mentre la barbarie impera in questo assurdo villaggio globale, si erge in tutta la sua maestosità la nostra Terza Via, come unica e sola possibilità di riscatto che affonda le radici in questo nostro Vecchio Continente, questa nostra cara Europa.
Eccoci!
Con le nostre abituali armi figurative, l’arco e la clava.  Con “l’arco” si vogliono raggiungere obiettivi lontani, e a questo riguardo ci riferiamo a problemi di ordine superiore, come quelli delle relazioni fra Oriente e Occidente, la globalizzazione, lo scontro delle religioni, i flussi dell’immigrazione indotta e le migrazioni, riflessioni sul vero significato della Tradizione, e così via. Con la “clava” vogliamo colpire e abbattere oggetti vicini, nell’immediato, dentro e fuori la nostra area politica, negli Enti locali a contatto con il “villaggio glocale” e qui si tratta di quelle azioni quotidiane che contengono una critica radicale e una presa di posizione di fronte a fenomeni vari del costume e della società contemporanei che possono essere modificati subito.
È arrivato il momento di agire, il tempo a disposizione dei nostri interlocutori per comprendere la nostra bontà d’animo è terminato. Responsabilità politica e senso di appartenenza avrebbero dovuto far capire che questo non è il momento delle divisioni.  Le energie investite per trovare un’unica via alle difficoltà del momento che pur ci sono, si percepiscono,  sono contingentate e da questo scritto in poi, vanno ponderate e meglio indirizzate.
Noi, la nostra comunità politica, ha la coscienza pulita e non può che guardare al futuro come segno di squisita intelligenza. Come monito per noi stessi, per la nostra storia rivendichiamo e pretendiamo rispetto! Ci è dovuto come comunità temprata al fuoco della coerenza e della rinuncia alle posizioni di comodo e/o opportunistiche. Forti del nostro passato, oggi ci e’ impedito di perseverare nel tentativo di dialogo con coloro i quali, altrettanta onestà morale ed intellettuale, non la possono né dichiarare, né sventolare. Dobbiamo farlo anche per la nostra dignità e per il prestigio delle nostre “tesi” che Pino Rauti definiva “Linee di Vetta”. Altrimenti saremmo chiamati a fare la politica politicante, saremmo costretti a dimostrare la nostra totale avversità a posizioni di rendita, combattendo per differenziarci nel mucchio, nel tentativo di difenderci anche dalle pantofolaie e poltronistiche posizioni borghesi che  ci impedirebbero di interpretare ed impersonificare le battaglie, le necessità, le speranze del popolo italiano, le sue istanze sociali e di libertà.
Il nostro mondo non è in crisi perché altrove si odono squillanti le trombe dei successi politici dei nostri avversari tradizionali: liberisti e progressisti, due facce della stessa medaglia. La nostra area politica è in crisi perché meritocrazia e processi politici non si autodeterminano dal basso, perché la classe dirigente è mediocre, miope, incapace di leggere ed interpretare la crisi circostante, di conseguenza non ha ne’ un metodo ne’ gli strumenti, per imporre soluzioni ai mali desolanti e spesso drammatici delle nostre società.
Da nord a sud, da est ad ovest il mondo è in crisi perché ha perso il contatto con l’ordine naturale delle cose. Ha smarrito il senso, ha imposto l’uomo al centro del cosmo come metodo di determinazione dei processi naturali e di conseguenza è iniziato un processo di autodistruzione. Lo dobbiamo fermare. Lo dobbiamo impedire.
Futuro e Territorio ha il compito di racchiudere le coordinate della battaglia che ci aspetta. Pochi ma incisivi punti per tornare al centro del processo politico da protagonisti e senza zavorre al comando. In sintesi si afferma:
1) Futuro e Territorio si batte per una diversa politica dentro e fuori i partiti, poiché la linea fin qui seguita ha prodotto solo immobilismo e stagnazione. Bisogna strutturarsi in maniera agile e verticistica, ma allo stesso tempo bisogna incunearsi in maniera orizzontale ed incisiva nel tessuto sociale e territoriale. Per far questo, il territorio sarà diviso in distretti con un responsabile che risponda a precise caratteristiche organizzative e manageriali. La gestione delle risorse umane e delle conoscenze individuali, unitamente alle doti morali corrispondenti ad una precisa etica, sono tratti caratteristici fondamentali per la buona riuscita del progetto.
2) Futuro e Territorio non vuole, come qualcuno afferma, costruire una comunità marchiata dai pesanti tratti identitari petche ne limiterebbero l’azione. Ci poniamo come forza aggregatrice trasversale, al di là della desueta destra e della demagogica sinistra. Puntiamo in alto.
3) Futuro e Territorio, prima di tutto pone al centro di un percorso da protagonisti i giovani purché  culturalmente qualificati, sotto l’ala protettrice e l’indirizzo derivante dall’esperienza degli anziani. A tal proposito Futuro e Territorio è portatrice di una proposta nuova e rivoluzionaria. Essa si batte per il “Salario Minimo di Inserimento Sociale” da conferire a studenti e disoccupati per l’alternanza scuola lavoro e per l’inserimento lavorativo. Una nuova iniziativa politica per rilanciare l’apprendistato e tutelare il lavoro tradizionale, le botteghe d’arte e d’artigianato, per sostenere il settore dei servizi sociali con il coinvolgimento degli assistenti sociali, per chi voglia impegnarsi in lavoro socialmente utili: rimboschimento, difesa e tutela del territorio, protezione civile e riconversione agricola.
4) Futuro e Territorio ribadisce la battaglia di alternativa alle vecchie logiche politiche che hanno infettato anche le strutture partitiche a noi vicine. La sudditanza psicologica dei numeri elettorali al cospetto di altre formazioni politiche che riescono nei loro intenti solo per la continua, prolungata, imperterrita azione clientelare e spartitoria. Troppo in fretta la destra borghese ha dimenticato i cardini della battaglia di alternativa al sistema partitocratico e consociativo basati sulla lotta alla corruzione ed al malaffare. Troppo in fretta la destra pantofolaie ha perso l’orgoglio della spregiudicatezza, la forza delle Idee al cospetto della logica dei numeri. Troppo in fretta la destra dell’illusionismo di governo, ha perso il contatto con il popolo, con le periferie, con gli ultimi, i deboli, che uniti, da sempre, hanno rappresentato le uniche gambe e l’unica forza del nostro vertice.
Si badi bene più piccola è la rappresentanza della destra di popolo più grandi saranno le sofferenze che quest’ultimo sarà chiamato a patire.
5) Futuro e Territorio strutturera’ dei centri di studio sulle maggiori problematiche sociali, economiche e politiche dove si troverà ad operare. Saranno attivati dei canali di comunicazione capillari ma si tornerà sulla prima linea reale: la strada.
Le piazze, finanche i vicoli e le corti li dove ci sarà bisogno di un megafono e di una voce che ridia forza e dignità al popolo italiano, i Movimenti Cittadini ci saranno.
Forza dunque! Al lavoro. Siamo Ancora Qua!